Laceno-placeholder-image-white

BAGNOLI: I NIGRO NELLA STORIA.

 

 

E’ in edicola il n. 9 degli aggiornamenti a HIRPINIA IL SANNIO RITROVATO di Domenico Cambria. Ricordiamo brevemente i precedenti: I Menhir di Bagnoli; Le origini dei Sanniti; Nusco la Stonehenge hirpina; Le tre piramidi del monte Celica; La principessa di Bisaccia; Il castello normanno di Bagnoli; I Magici Celti; Le quattro tribù del Sannio..

Questa volta l’Autore ha voluto dedicare interamente il supplemento al suo paese di origine,  Bagnoli, dove intorno al 1.000 a.C. la tribù degli Hirpini giunse, alle sorgenti del Calore, soffermandosi sul locale cognome Nigro, il più diffuso, giungendo infine alle sue origini, che sono sannitiche. E per farlo Cambria deve per forza di cosa partire da lontano, da prima che storicamente i sanniti occupassero l’alta valle del Calore, al solo scopo di fare capire che la storia di questa valle  è vecchissima, legata innanzitutto ad un sito Neolitico inesplorato scoperto a Cuozzoli, sul confine con Montella. Per arrivare infine a quella che è storia vera: il Sannio. Cambria pertanto ripercorre tutte le tappe della tribù degli Hirpini e dei suoi insediamenti nella valle del Calore e dell’Ofanto, a partire dal suo paese, durante quel periodo dal nome Batulum, per passare poi alla Bovianum hirpina posta tra Bagnoli e Nusco, allo stesso Nusco, dal nome Nucras, al Ferentinum di Lioni, a Murgantia, poi a Romulea. Ed il ragionamento è tanto scorrevole e logico, da lasciarci meravigliati come le autorità preposte non siano state capaci di capire l’errore storico commesso, la verità sul Sannio, interamente manipolato dai molisani al punto da escludere l’Hirpinia dal contesto storico trattato, con un territorio all’interno della Confederazione doppio di quello dei Pentri, la tribù più numeroso e guerrigliera, come scriveva Strabone. Oggi, grazie i reperti rinvenuti nei boschi di Bagnoli e Nusco, possiamo dire quasi con certezza che i Sanniti, almeno gli Hirpini, erano Indoeuropeo di origine pre-celtica.

Infine per arrivare ai Nigro.

Dopo la disfatta di Bovianum, avvenuta da parte del console romano Centumale nel 298 a.C, i pastori della zona, rimasti senza padroni, si affrancarono del loro stato di schiavitù riunendosi tutti alla località di S.Lorenzo, una vasta zona che già conoscevano, già in loro possesso, con abbondante acqua, pascolo e bosco. Con la disfatta di Aquilonia e di tutto il Sannio nel 293 a.C., i nobili si diressero verso Montella -ci dice Tito Livio- altri pastori liberi invece si unirono a quelli che già si trovavano nella località di S.Lorenzo. Tanto che, con il tempo, divenne il Casale più popoloso di Bagnoli. Quanti erano, si chiede l’Autore? Almeno 2.000. Il nuovo Bagnoli nasce però nel,’857 quando per la divisione del ducato di Benevento anche con quello di Salerno, questi costruiscono tutta una serie di castelli lungo il confine: ad Acerno, Bagnoli, Montella, Nusco, S.Angelo, Conza, per difendersi anche dai Bizantini. Amato Landone, vescovo di Nusco, per la popolazione che a S.Lorenzo evidentemente era diventata numerosa, nell’anno 1.076 fece edificare una chiesa, che i locali la dedicarono a S.Lorenzo. Con l’arrivo dei Normanni, poi, ci fu l’unione di tutti i casali di Bagnoli. Il paese in questo modo diventa una realtà, che va a costituirsi nelle zone accanto e al di sotto del castello longobardo, nei luoghi della Vallovana, dell’Ospedale, di S.Rocco. I Normanni invece occupano la zona più in alto, Via Marconi, Via Cione e quella adiacente il Donjone, il Forniello e la zona dell’attuale Parco. Nel 1.300 assistiamo all’arrivo di un gruppo di ebrei che andarono ad abitare la zona adiacente il vecchio castello longobardo. Ancora oggi la zona è detta Giudecca. Questi, certamente, non tardarono ad integrarsi con la popolazione locale, tanto, che, all’improvviso, a Bagnoli si sviluppò un attento commercio che giungeva sino in Calabria. Questi commercianti venivano chiamati “camminanti”, esportavano la loro merce fatta di prodotti caseari locali, maggiormente da lana, stoffe e tessuti. Con i soldi ricavati, inoltre, essi comperavo altra merce che poi rivendevano a casa! Questi erano i Nigro, tanti Nigro che avevano lasciato il mestiere di pastori e si erano dedicati al commercio.

Con i Cavaniglia, giunti nel 1450, il potere commerciale di Bagnoli aumentò ancora di più in quanto questi realizzano una piantagione di gelsi per il baco da seta a Valle Romana. Quindi alla lana ed ai tessuti in genere, i bagnolesi commercializzavano anche la sete. E questo è quanto dire. Il paese divenne ricchissimo. Tutta la parte bassa era un brulicare di commercio di tutti i tipi: sempre i Nigro.La parte di sopra, invece, grazie alle vedove di Garzia e Diego Cavaniglia, le nobildonne Giulia Caracciolo e Margherita Orsini Caracciolo, edificarono nel 1458 la chiesa di S.Domenico, uno dei maggiori monumenti storici irpini. Si accese così una disputa soprattutto sociale tra le due borgate. Per un incendio avvenuto nel 1651, prese fuoco la chiesa collegiata costruita presso la Giudecca. Tutti gli abitanti nella parte bassa, per non essere da meno verso quelli della parte alta, edificarono la loro, ancora più bella e grande di come prima era, come oggi la vediamo, con pitture e sculture famose al suo interno. Il coro un vero e proprio capolavoro di arte sacra.. La raccolta dei fondi fu imponente, donati quasi interamente dai Nigro, i maggioro abitanti della zona e i più ricchi.

Quando nel tardo medioevo si arrivò ai cognomi per tutti, i vecchi pastori sanniti di S.Lorenzo vennero chiamati Nigro. Questo perché il cognome Nigro deriva un po’ dal colore scura della pelle, un po’ a ricordare gli negri schiavi. Ecco come viene fuori il nome Nigro, perché essi erano un po’  i vecchi schiavi dei Sanniti. Essi stesso gli schiavi dei Sanniti, nel contempo guerrieri all’occorrenza. Quindi i Nigro non solo sono il cognome più diffuso del paese, dal Casale più diffuso, ma sono anche l’unico cognome veramente locale in quanto rappresentano i vecchi pastori sanniti giunti sul nostro territorio verso il 1.000 a.C., e che per esso lottarono e morirono. Tutti gli altri sono di importazione. Appresso i Nigro furono quelli che più di tutti lavorarono per la ricchezza economica del loro paese, al punto che, il poeta di Ariano, P.P. Parzanese, quando nel 1835 fu invitato a Bagnoli per tenere il panegirico durante la festa di S.Lorenzo, notò la bella cittadina, ma anche la poca economia che vi era da parte delle donne in quanto avevano le mani interamente ricoperte d’oro!!!! -dice il poeta. “E il rosario, si lo portano, ma è sempre d’oro e serve per cingere le loro vesti!!!”

“Qui si sguazza e non si pensa ai guai!” ripeteva il locale poeta satirico Anisio.

E’ doveroso, a questo punto, si chiede l’Autore,  adesso che abbiamo conosciuto meglio la nostra storia, dedicare qualcosa ai Nigro. Lo meritano perché essi sono la nostra storia, tutti orgogliosi di essere stati una volta gente forte, ricca e determinata, quelli che posero il nome Hirpinia alla nostra terra, e per essa vissero e morirono.

Quando, questo?

Non si sa, certamente quando la storia sul Sannio scritta diventerà ufficiale. Bagnoli esaminerà il proprio ruolo, i Nigro all’interno della propria comunità. Adesso non ci sono i presupposti per fare altro. Per adesso teniamoci questa storia ben chiusa nei nostri “tara-turi”, in attesa che qualche storico locale o non attraversi quella porta da anni è stata lasciata lasciata aperta, nel fondo la verità.

Diverso invece è il discorso di Cuozzoli, dove ci troviamo dinanzi un sito archeologico accertato, dove possiamo conoscere i primi abitanti della valle, quelli del 10.000 a.C. chi erano e come vivevano, un sito eccezionale che per nessuna ragione al mondo può ancora rimanere inesplorato.

In ogni caso, per compenetrarsi bene nella storia scritta, occorre leggere il libretto per intero, che si trova preso l’edicole di Bagnoli al modico prezzo di € 2,00.

Domenico Cambria