Blog Post Recuperato obelisco d’inizio novecento a Bagnoli Irpino


Lug

13

2015

Recuperato obelisco d’inizio novecento a Bagnoli Irpino

Fonte:Fedrico Lenzi

Recuperato-obelisco-d’inizio-novecento-Bagnoli-IrpinoNel corso della mattinata di martedì 7 luglio l’”Associazione socio-Culturale Palazzo Tenta 39” in collaborazione con l’assessorato alla cultura del comune di Bagnoli Irpino si è recata presso l’acquedotto in località “Difesa” del comune altirpino alla ricerca dell’obelisco perduto in memoria ai caduti della prima guerra mondiale. Il vasto spiazzo dinanzi all’acquedotto che si spinge fin sotto la provinciale del Laceno funge da decenni da deposito comunale per gli arredi pubblici dismessi (pezzi di marciapiedi, panchine, tubature, ringhiere, ecc..) e per il legname sequestrato. Essendo ubicato in una zona ricca d’acqua l’intero deposito è stato inghiottito da una folta vegetazione.

A prendere parte al recupero con l’associazione culturale bagnolese, l’assessore alla cultura Lepore e il vicesindaco Vivolo, è stato Aniello Gatta; custode comunale della struttura che dopo il sisma del 1980 fu presente al deposito del monumento. Secondo la sua ferrea memoria l’obelisco doveva trovarsi subito alla destra del cancello d’ingresso. Messo all’opera il vicesindaco e il presidente dell’associazione “Palazzo Tenta 39″, sono subito iniziati ad affiorare dalla vegetazione i pezzi di marmo del cimelio. Il signor Gatta ricordava perfettamente l’ubicazione precisa dei singoli blocchi. Pian piano è emerso dall’erba un monumento molto più grande di quello che s’immaginava: si tratta di una base in marmo a gradoni (usata per sedersi quand’era collocato nella piazza del paese) e di un obelisco piramidale bianco con la punta grigia. L’obelisco si presenta in ottime condizioni nonostante abbia quasi un secolo di vita! Dalle prime osservazioni sembra che siano presenti tutti i pezzi e sia necessario solo un lavoro di ripulitura dalla patina verdastra dell’umidità. Si diceva che la base del monumento fosse stata presa per collocarvi la statua dell’Immacolata sui tornanti del Laceno, ma spingendoci nella vegetazione siamo riusciti a trovare anche quella. Sulla base si legge “Bagnoli ai suoi caduti di tutte le guerre”.

Obelisco-del-monumento-ai-caduti-bagnoli-irpino-avellino Il vero monumento ai caduti della prima guerra mondiale di Bagnoli Irpino era quello in ferro fuso sotto il fascismo, questo monumento per l’intestazione e lo stile doveva commemorare anche i caduti “dimenticati” delle guerre colonialiste della “grande proletaria”: l’Italia che, come cantava Pascoli, si mosse alla conquista di Libia e Etiopia a cavallo del XIX e XX. In queste guerre furono diversi i giovani di Bagnoli Irpino reclutati per andare a combattere sulle roventi sabbie africane. L’obelisco venne realizzato proprio nell’arco di quei sessant’anni che videro l’Italia alla conquista dell’Africa.

L’obelisco è un monumento tipico dell’antica cultura egizia che nasce da una base detta “monolito” e culmina in una punta piramidale “pyramidion”. Questo tipo di monumento si rifà all’Italia coloniale (1880-1941) che come gli altri paesi europei ebbe influenze artistiche esotiche o che procedette direttamente al trafugamento degli obelischi dai paesi conquistati (ricordiamo il caso emblematico dell’obelisco di Auxum portato da Addis Abeba a Roma per celebrare il fascismo). Con la pace del 1947 l’Italia non ebbe nessuna delle sue colonie e il ricordo delle dolorose sconfitte portò la classe dirigente degli anni seguenti a cancellare lentamente l’influsso culturale di questo pezzo di storia dalle nostre città e dalla storiografia. Una memoria che inizia a riaffiorare in questi anni manipolata dai leader populisti sotto l’onda degli sbarchi a Lampedusa, o che si evidenzia nel vivo ricordo della storiografia africana e nelle moderne guerre tra Eritrea e Etiopia (con tanto di rivisitazioni di motti e vignette coloniali italiane). Di quel periodo resta anche il “Museo d’Africa” a Roma con vari cimeli trafugati in Tripolitania, Cirenaica, Eritrea e Somalia. Aperto nel 1923 come “Museo coloniale d’Africa” dal ministero del “Ministero dell’Africa Italiana”, resta oggi uno dei pezzi più controversi del nostro patrimonio artistico.

L’associazione “Palazzo Tenta 39” aveva già avanzato l’ipotesi di recuperare questo monumento dalle pagine del suo periodico d’informazione, l’assessorato di competenza ha raccolto l’invito e questa mattina si può dire che finalmente l’obelisco è stato ritrovato e recuperato dall’incuria. Il progetto della giunta sarebbe quello di rimontarlo nel parcheggio alle spalle della chiesetta di San Giuseppe, che nei prossimi mesi subirà dei lavori di rivalutazione urbanistica con la realizzazione di una piazzetta in breccia irpina dedicata all’illustre compaesano Belisario Bucci.

Il recupero di questo monumento per Bagnoli ha un alto valore storico e culturale. Si tratta di uno degli ultimi resti di un passato che nel resto d’Italia è stato cancellato, senza che quest’azione evitasse il risorgere di sentimenti razzisti; dando invece man forte al revisionismo di alcune correnti di pensiero estremiste. Stiamo parlando di un tipo di monumento che assume valore essendo diverso dai canonici monumenti del secondo dopo guerra uguali in tutti i paesi italiani. Quest’obelisco è un pezzo di storia locale che non commemora il colonialismo, ma le decine di giovani locali che strappati dalle loro montagne furono mandati a morire sotto il cocente sole africano per una causa che neanche sentivano propria. Inoltre, negli anni seguenti diverse furono le famiglie bagnolesi che trovarono fortuna nelle vivaci città libiche. L’Italia unita si è fatta anche su questi eventi drammatici che hanno contribuito ad unire la nazione, di cui bisognerebbe ricordarne sia i momenti gloriosi e sia quelli più oscuri. Attendiamo nei prossimi mesi il trasporto dell’obelisco presso la sua futura sede da parte della ditta che eseguirà il lavoro. E’ importante per un’associazione culturale passare dalle parole alla pratica, auspichiamo che questo tipo di iniziative recuperando i tanti pezzi di storia irpina caduti nell’oblio.