Blog Post Quanto di meglio possa offrire questo lembo della verde Irpinia”: gli albori del turismo a Laceno

Quanto di meglio possa offrire questo lembo della verde Irpinia”: gli albori del turismo a Laceno
Ott

23

2014

Quanto di meglio possa offrire questo lembo della verde Irpinia”: gli albori del turismo a Laceno

Un inedito documento storico ci narra l’ascesa della prima e maggiore località turistica irpina, frequentata sin dal primo dopoguerra

Bagnoli Irpino 1960 Cinquanta anni fa ed oltre, quando l’incantevole Laceno era ancora allo stato naturale e le attuali rinomate costruzioni erano solo pochi e sparsi rifugi di pastori, Bagnoli era già conosciuto come un centro di villeggiatura estiva con le sue campagne, con i suoi castagneti, con il suo altopiano Laceno, con il suo lago omonimo, con le foreste di abeti e di faggi. In quel tempo la popolazione residenziale fissa oscillava intorno alle tremila persone.

pastori-lago-lacenoGli abitanti del luogo vivevano di pastorizia, di legnatico e di agricoltura. Dalla mezzanotte fino alle prime luci dell’alba teorie di asini e di muli scortati da uomini partivano per rifornire di cibarie i pastori sparsi per le montagne circostanti e per il legnatico, un diritto feudale ancora in vita a favore della popolazione per combattere i lunghi mesi dell’inverno irpino; a giorno inoltrato, donne giovanetti, carichi degli arnesi agricoli, partivano per i campi e si avviavano verso i terreni coltivabili: i vecchi ed i piccolissimi davanti alle porte delle vecchie ed annerite case addossate le une alle altre, nelle vie strette di costruzione medievale; magri e taciturni, vestiti di indumenti di velluto logoro e scambiato; seduti stavano a guardarli fino a perderli di vista. Durante l’estate giungevano una decina di villeggianti, Erano parenti emigrati nelle città, affermati professionisti e impiegati, che profittavano delle vacanze estive per rivedere il natio loco, il paesello che tanto è bello! Cercando di mettere in atto la moda, (più che per veri motivi di salute) delle grandi città e della vicina Napoli del tardi novecento, che voleva sparsi nelle ville ottocentesche e nei paesi dell’hinterland i cittadini di classe della metropoli, questi villeggianti, arrivavano a Bagnoli; si portavano nei castagneti, sulle collinette di S. Martino e delle Monache, nelle campagne viciniori; i più audaci si spingevano in escursioni sui monti, con tanto di equipaggiamento alpino, che dava più fastidio che altro; a dorso di asino o di mulo, su qualche carro agricolo arrivavano fino al Lago Laceno ed alle inesplorate sorgenti della Tornola in prossimità della Caserma Forestale.

I notabili del paese, gelosi della loro solitudine e dell’intangibilità delle tradizioni locali, vedevano preoccupati l’arrivo dei villeggianti, che turbavano la loro quiete; che introducevano costumi nuovi, nuovi orientamenti in contrasto con l’opinione pubblica. Eppure era da poco finita la prima guerra mondiale che pure aveva contribuito ad avvicinare di più gli uomini. (pagina mancante) E, invece, proprio in quegli anni dell’inizio del nostro secolo, Bagnoli stava diventando un centro di villeggiatura estivo alla moda: le signore, nelle poche case disponibili, si riunivano per festeggiare l’onomastico, l’arrivo di un congiunto, e gettare le basi di una più stretta amicizia per il prossimo anno; gli uomini incominciavano a socializzare con quelli del posto; si riunivano presso gli amici ed infine anche presso quel Circolo che era il top-secret degli indigeni; i figli si avventuravano in esplorazioni al Castello, ai sotterranei; nei castagneti e sulle collinette alla ricerca dei funghi; i più arditi, dopo un opportuno apprestamento logistico realizzato in segreto dalle mamme, di nascosto dei genitori si spingevano fino al Laceno, per passare colà qualche giornata nel Rifugio del Club Alpino, attiguo alla Chiesetta di Santa Nesta, adibita nel periodo in cui non si celebrava la messa a rifugio dei pescatori del Lago o dei pochissimi cacciatori che osavano passare la notte fuori casa. Era bello così per passarci l’estate in una grande pace fra uomini semplici ed amici.

 
Lago Laceno

Lago Laceno

I villeggianti che risiedevano nel paese si divertivano un mondo, lungi dall’etichetta delle loro funzioni, ad andare negli orti della via che conduceva a Nusco, verso Villa dei Crisci, a comprare frutta ed ortaggi, nelle case di campagna per uova e polli. Adesso a Bagnoli ed al Lago Laceno sono arrivati tutti i segni della civiltà del benessere, Alberghi di varie categorie, turismo, tante automobili, tanta gente. Quest’anno il numero dei villeggianti, tra quelli che vivono nel Villaggio Alpino, negli Alberghi del Piano Laceno e quelli che vivono in paese, in abitazioni private e negli Alberghi, è incalcolabile; prima era facile elencare il nome delle famiglie che trascorrevano le vacanze, ora non sarebbe possibile un qualsiasi elenco: tutte le abitazioni sono al completo. La villeggiatura, in alto, sul Piano Laceno, è molto riposante e distensiva. Sulla scena di quel grande anfiteatro che è il piano, fanno da protagonisti il cielo terso, azzurro; il verde intenso dei boschi, le montagne che si specchiano con le loro cime rocciose, tra le quali s’impone quella del Cervialto, nelle acque del lago, che è come una perla incastonata in uno degli angoli più espressivi. Sull’altro lato (a nord) di quest’anfiteatro c’è il Villaggio Alpino, sospeso tra l’azzurro del cielo e il verde dei prati e delle faggete. Si ha l’impressione di entrare nel regno della pace. Costruzioni originali, villette, cottage in una sinfonia di varie interpretazioni architettoniche: sembrano nate dalla fantasia di un Andersen. I costruttori furono guidati dall’idea di realizzare una specie di villaggio che avesse rappresentato l’ideale della villeggiatura, intesa come riposo, serenità, rigenerazione dello spirito e del corpo, come rieducazione del pensiero democratica lontana dai rumori e dalle______ delle città; che desse l’espressione di una gioiosa e elevata bellezza, non ancora infettata dallo snobbismo dell’antimeridionalismo. Chiude per così dire il distendersi del villaggio sulle collinette, all’estremo limite di chi muove verso la strada che porta sulla via del ritorno, un grande albergo recentemente costruito e ancora più recentemente inaugurato. E’ un complesso che suscita ammirazione per lo stile architettonico e per la sobria eleganza in perfetta armonia con la gaia maestà del paesaggio. (si parla dell’odierno edificio abbandonato dell’hotel 4camini) All’interno si resta superati in ogni aspettativa per il livello decorativo e l’originale eleganza con cui è stato curato l’andamento dell’ampio e arioso salone di rappresentanza, delle singole stanze, complete di tutti i conforts moderni, che si aprono alla bellezza del paesaggio, dei monti, delle pinete, delle faggete, della luce; per la realizzazione originale con cui sono state allestite la sala di soggiorno, quella di trattenimento, quella d’ingresso; per la sistemazione nello spazio circostante della mole del grande edificio. Tutto l’insieme della costruzione ci porta a credere quanto sia stato felice la scelta di quell’ingegnere architetto che ha diretto i lavori. Dalle spaziose finestre entra il profumo della resina dei boschi vicini, l’odore amaro che viene dalla vegetazione che cresce sulle coste delle collinette.

lago-laceno-1971Villaggio Alpino, Alberghi, hanno il privilegio di poter usare l’acqua pulita, trasparente, limpida della Tornola, sempre tanto fredda ed abbondante. I villeggianti, qui, non sono costretti ad usare le borracce per mantenere a lungo fresca l’acqua. Sul Laceno è comparso il cemento armato, ma grazie a Dio, esso ancora non ha rotto quella semplicità caratteristica delle nostre montagne che ricordano il paesaggio fiabesco: sole ed ombre, boschi fitti, radure verde smeraldo sono a pochi passi dalle costruzioni edili. Non vi è che l’imbarazzo della scelta tra le tanto stupende passeggiate che si dipartono dal piano per i boschi vicini o per i paesi che sono tutt’intorno. Per i pigri, per i meno portati alle arrampicate, resta sempre a disposizione tutto il vasto anfiteatro chiuso dal verdore dell’azzurro del cielo: è quanto di meglio possa offrire questo lembo della verde Irpinia. Così Bagnoli è oggi diventata la meta di un turismo di gran classe, non di massa, ma di quello riposante, sano, distensivo, con tutti i conforti della civiltà del consumo e del benessere. Per la classe media e per un livello economico onesto! Bagnoli di ieri e di oggi…

Scritti del dott. Giuseppe Agnello Lenzi pubblicati a cura di Federico Lenzi