Museo Irpino

Lo storico tedesco Theodor Mommsen (1817-1903), durante  uno dei suoi numerosi viaggi in Irpinia, nel 1876, espresse l’auspicio che fosse costituito un Museo Irpino, destinato non solo ad accogliere testimonianze dell’antica civiltà di questa terra, ma anche a stimolare iniziative di ricerca e di studio.

L’idea di una simile istituzione fu concepita, in progresso di tempo, da uno storico e ricercatore avellinese, Giuseppe Zigarelli che era appassionato cultore di antichità. Egli aveva fondato ad Avellino, fin dal 1828,  museo domestico, il primo che si ricordi in città, raccogliendo una serie di preziosi oggetti (vasi, bronzi, lucerne, monete ed altri suppellettili di epoche diverse, di cui,purtroppo, si ignora la provenienza) , che furono donati, insieme ad una ricca biblioteca, al Comune di Avellino, con disposizione testamentaria del 5 febbraio 1889.

Solo nel 1934 fu istituito un Meseo Irpino, in una sede di fortuna nell’attuale piazza Matteotti. Qui trovò sistemazione anche il materiale proveniente dalle ricognizioni archeologiche effettuate, proprio in questi anni, in alcune zone dell’Irpinia.

Il museo, purtroppo, ebbe breve vita,: fu chiuso nel 1942, sia per le tristi vicende belliche della seconda Guerra Mondiale, sia perché lo spazio era insufficiente a contenere il continuo afflusso di materiale, offerto dai vari Comuni della provincia. La riapertura del Museo si ebbe solo nel 1957, nei locali a pianterreno della prefettura, in via Mazzas.

museo-irpino-avellino- La decisione di creare per il Museo una nuova e definitiva sistemazione si ebbe nel corso degli nni cinquanta, grazie all’amministrazione provinciale, che approvò il progetto ideato dall’architetto Francesco Fariello, stabilendo di ubicare l’edificio alla Biblioteca e al Museo Provinciale nei pressi della villa comunale. Gli anni che seguirono furono dedicati in particolare ad ottenere i finanziamenti per portare a termine la costruzione dell’edificio, sede dell’odierno Museo, inaugurato il 19 dicembre 1966. L’allestimento definitivo nel corso di quell’anno venne curato dal prof. Mario Napoli, in qualità di Soprintendente alle antichità di Salerno, Benevento ed Avellino che  si attenne nell’ordine espositivo, ad un criterio storico-archeologico, lo stesso che fu seguito anche per le collezione Zigarelli..

La sezione preistorica Archeologica del museo Irpino offre la possibilità di avere una chiara e precisa documentazione dell’Irpinia  Preistorica, Sannitica e Romana.

L’età preistorica è documentata da due nuclei d’estrema importanza, l’insediamento all’aperto della Stanza d’Ariano Irpino, abitato in età Neolitica e persistito nella successiva età del Bronzo, e la Necropoli di Madonna delle Grazie, nei pressi di Mariabbella Eclano.

Nella sala I sono presentati reperti (oggetti d’uso domestico, frammenti d’ossidiana, avanzi di coltelli di selce) provenienti da Ariano Irpino, centro che fin dal Neolitico, costituì un passaggio obbligato di una delle vie trasversali che collega il litorale Tirrenico a quello Adriatico.

Nella sala II e III sono esposti reperti provenienti dalla Necropoli di Madonna delle Grazie, presso Mirabbella Eclano appartenenti alla facies del Gaudo-eneolitico. Nella sala II è collocata la ricostruzione  della “Tomba del capo tribù”, nella quale l’inumato è stato sepolto con accanto il suo cane, in posizione rannicchiata, con un ricco corredo di vasi e di armi.

Nelle vetrine della sala III e IV sono esposti i reperti del periodo del Bronzo e dell’età Ferro, d’incerta provenienza: bronzi (fibule,rasoi a lamina rettangolare, pendagli, bracciali, anelli) e ceramiche di varia foggia e tipologia.

Nella sala V allestita di recente, sono esposti i materiali archeologici provenienti dal Santuario della Dea Mefite, situato presso Rocca San Felice, nella valle dell’Ansanto. La zona era conosciuta, fin dall’antichità, per la presenza del cratere di un vulcano semispento, con acque sulfuree in ebollizione che emanavano esalazioni mefitiche. Ne parlano Cicerone (De Divinatione, I,36,79), Virgilio (Eneide VII, 526 e segg.), che vi colloca la porta degli inferi e Plinio (Historia naturalis, II, 94, 207-208). Tra i reperti sono da menzionare gli Xoana lignei (VI – V sec a.C.), straordinarie statue che lo zolfo contenuto nell’acqua del torrente, e la sua temperatura hanno miracolosamente consevato: esse costituiscono una delle testimonianze più rare dell’Italia archeologica.

Nelle sale VI e VII vi sono reperti provenienti da Abellinum, tra cui vasellame da mensa, il vaso a trozzelle di provenienza lucana e oggetti appartenenti ad un larario poerile.

Nel corridoio sono collocati reperti di età romana, un mosaio pavimentale detto a stagione in quanto vi si scrorge l’allegoria dei periodi dell’anno, proveniente da uno delle domus di Abellinum, l’ara di marmo circolare con una scena di sacrificio, una stele  funeraria, detta localmente “la famiglia Irpina” su cui sono scolpiti quattro togati affiancati ad un bambino. Al museo è annessa una biblioteca contenete documenti e libri di archeologia.

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museo-irpino-avellino-carcere-borbonicoIl Carcere Borbonico di Avellino

Le mura che circondano i cinque bracci del Carcere borbonico di Avellino sono da un po’ di tempo sotto la luce dei riflettori dei vari enti istituzionali, variamente interessati alla sorte di questa barriera, che per oltre due secoli ha isolato la cittadella carceraria dal resto del tessuto urbano del capoluogo irpino.

Il dibattito che si è acceso tra la Sovrintendenza, il Comune, o almeno alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione e la Provincia verte sulla opportunità o meno di abbattere il muro perimetrale del carcere, costruito nei primi decenni dell’Ottocento.

Nell’agosto del 1832, quando fu completato il primo edificio, vi fecero ingresso i primi detenuti. Nel 1839 i detenuti rinchiusi in questo superbo edificio arrivavano al numero di 576. Al piano terreno un braccio ospitava i condannati a morte.

Il Carcere borbonico di Avellino, sin dal sua costruzione, ha fatto molto parlare di sè La teoria del filosofo Jeremy Bentham, pochi uomini in pochi punti di osservazione per controllare tante persone, fu applicata sapientemente dall’Ingegnere Giuliano de Fazio, ultimo progettista ed esecutore dell’opera.

A rendere più sicuro il carcere, sempre nel 1839, si scavò il grande fossato e l’Ingegnere Marino Massari gettò un ponte levatoio che collega il carcere con l’esterno, oltre il muro di cinta.

Per questo motivo sarebbe opportuno trovare un compromesso urbanistico, quale quello di conservare il muro e praticare in più punti delle capienti aperture, tali da consentire una visione ampia e un acceso facile conservando, tuttavia, quelle testimonianze che hanno fatto del Carcere di Avellino un vero monumento dell’edilizia penitenziaria.

La palizzata muraria fu al centro dell’attenzione dell’amministrazione carceraria e comunale anche a metà degli anni Trenta del secolo appena tramontato. In questo periodo lo sviluppo urbano del Corso è in continua espansione.

museo-irpino-avellino-carcere-borbonico Lo sconcio che creava la struttura in pieno centro consigliò di ricorrere ad un ”mascheramento”.

L’Architetto Francesco Guarino fu incaricato dal Comune di predisporre un progetto che avrebbe dovuto trasformare l’edificio carcerario in una sorte di “castello medioevale”, munito di una gran torre merlata, con lo scopo di mascherare all’occhio del passante i vari padiglioni. Il castello ”crollò” per una serie di ostacoli, ultimo la guerra del 1940.

Oggi ritorna a far discutere come negli anni della sua elevazione, sia pure per altri motivi.

All’interno della struttura sono presenti due sezioni espositive.

 Sezione Risorgimentale

La sezione risorgimentale del Museo Irpino nacque nel 1970 grazie al prof. Fausto Grimaldi, che raccolse materiale documentario,manoscritto e stampato dal 1799 al 1915, insieme a cimeli e ritratti dei personaggi irpini che presero parte al lungo processo che condusse all’unità d’Italia. Il materiale era ospitato al primo piano del complesso culturale di Corso Europa, già sede del Museo Irpino e della Biblioteca provinciale. Alla fine degli anni novanta la sala che ospitava il museo fu riconvertita per ospitare la Mediateca Provinciale e tutto il materiale fu spostato nei depositi della struttura. Nel 2011 la sezione risorgimentale è stata riallestita nei locali dell’ex Carcere Borbonico ed è attualmente costituita da circa 328 reperti. Oltre a cimeli, dipinti,armi, uniformi, bandiere, croci, medaglie, oggetti dei patrioti vari, il materiale più consistente esposto è quello documentario, quali decreti regi, opuscoli,giornali, bilanci,programmi elettorali, lettere manoscritti. La maggior parte della documentazione proviene da quattro archivi principali: Barra, Capozzi, Trevisani, e Pironti; il materiale documentario è di proprietà  della Biblioteca Provinciale di Avellino, mentre il restante proviene da donazioni sporadiche.

La Pinacoteca

pinacoteca-museo-irpino-michele-lenzi-lagolaceno La Pinacoteca provinciale, ubicata negli abienti dell’ex-carcere borbonico, nasce durante l’ottocento grazie al mecenatismo dell’Amministrazione Provinciale, che diede vita ad una preziosa collezione di dipinti ottocenteschi.                                 Essa attualmente comprende opere della seconda metà dell’ottocento e la prima metà del novecento, di pittori irpini e napoletani operanti in irpinia.

Si possono evidenziare i seguenti nuclei tematici: Il realismo in Irpinia (Michele Lenzi, Vincenzo Volpe, Alfonso Grassi). Le varie forme del reale,dal naturalismo all’immaginario storico (Domenico Morelli , Vincenzo Caprile, Filippo Palizzi, Francesco Mancini, Eduardo Monteforte, Francesco Sagliano, Federico Maldarelli). La ritrattistica nell’Ottocento: uomini illustri in irpinia (Angelo Volpe, Paolo Vetri).

Conclusioni

Il Museo Irpino offre al pubblico un servizio di visite guidate di carattere generale e percorsi museali monotematici e integrati che consentono una più consapevole lettura e fruizione delle testimonianze del patrimonio culturale irpino.

La percezione visiva degli oggetti costituisce solo il punto di partenza di un’analisi finalizzata ad una piena comprensione e rielaborazione del valore di ciascun reperto, dello spirito delle opere e degli artisti che le hanno prodotte, i loro collegamenti con il territorio, la storia e i mutamenti.

Museo Irpino Piazza De Marsico snc, 83100 Avellino AV

Info e contatti

tel. 0825.790733   fax 0825.790709

lun/ven 9.00/13.00

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